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NOTE STORICHE

Porta di Vallavena

La Vallavena, nel tratto a monte, si sviluppa con il nome di val di S. Giovanni fin poco sotto la cima del monte Roen e nel tratto a valle, separa il paese di Amblar da quello di Don. G. Pinamonti nel suo libro “La Naunia descritta al viaggiatore” del 1829 scrive: “In Valavena si entra per una porta chiusa a chiave, ….. Forse non troverai in nessun luogo una singolarità di tal sorta. Io ti consiglio di andare a vederla, …”. Per quale motivo circa 600 anni fa la valle, meno di 1 Km a monte di Amblar, è stata sbarrata con un muraglione provvisto di due aperture, una, in corrispondenza della strada, chiusa da un portone in legno con serratura, e l’altra che permette il regolare scorrimento delle acque del rio Vallavena? Le tre ville di Romeno, Don ed Amblar, costituivano l’Universitas Romeni Doni et Amblari, che faceva parte del Principato Vescovile di Trento, istituito nel 1027. Le tre ville erano comproprietarie indivise fra l’altro di Vallavena, patrimonio forestale di notevolissima importanza. Il nome stesso della valle, secondo lo storico L. Rosati, ebbe origine dal latino “vallis abiegna”, valle degli abeti, etimologia su cui peraltro altri ricercatori non concordano. Con la spartizione conseguente alla pace del 1302 fra il Principe Vescovo ed i Figli di Mainardo, Romeno rimase sotto la giurisdizione del principe Vescovo, mentre Don e Amblar passarono sotto quella dei Conti del Tirolo e pertanto Don e Amblar, pur continuando a far parte della stessa Universitas, erano però ville “all’estero” rispetto alla villa principale! Questa situazione portò a parecchi contenziosi. A riguardo riportiamo in corsivo le parole usate da L. Rosati, nel libro “Memorie di Romeno nell’Anaunia” circa una pergamena del 02/05/1491, relativa alla composizione di varie liti, fra il Capitano di Castelfondo (giurisdizione Tirolese) ed il Vicario Vescovile: “liti dispendiose sorte già da lungo tempo tra la villa di Romeno e le altre due consorelle di Don e Amblar per l’uso di pascoli, boschi, strade e per pignoramenti fatti dall’una e dall’altra parte sotto pretesto della divisione politica, quasicché questa avesse dovuto portare con sé necessariamente anche la scissura dell’amministrazione comunale e la rottura delle buone relazioni di vicinato”. Pertanto l’ipotesi più probabile è che la porta di Vallavena sia stata eretta dalle tre Ville di Romeno, Don ed Amblar proprio allo scopo di regolare le operazioni di taglio, esbosco e trasporto del legname dalla valle di proprietà comune, nella difficile situazione sopra descritta. La porta di Vallavena è nominata già in un documento del 1451, relativo ai confini fra la giurisdizione Vescovile e quella Tirolese (“….a monte de Campel… …usque ad pontem parvum et … … a ponte parvo usque ad portam Vallis dictae Vallavena”) come scrive V. Asson nel libro “Don”. Nella Carta di Regola di Romeno, Don ed Amblar, scritta in latino nel 1459 e tradotta in italiano nel 1604, con titolo “Carta Regulae Universitatis Villarum Romeni, Doni et Amblari, V. Anauniae” è detto : “Niuno ardisca apprir ossia tuor giù la porta di Vallavena…” e poi: “… la chiave della porta di Vallavena sia tenuta e conservata nella Sacrestia della parocchia”.

Segherie azionate dalla forza motrice dell’acqua


Il legname da opera, quando non veniva lavorato direttamente a mano, veniva portato nelle segherie, che ai tempi erano azionate dalla forza motrice dell’acqua. Vengono riportate di seguito alcune citazioni estratte da documenti consultati da Denis Francisci per una ricerca relativa a mulini e segherie. In un documento del 1363 si dice che Gaspare figlio del fu Federico di Coredo per sé ed i suoi eredi è investito dal Vescovo di Trento di diversi beni e rendite tra cui: “Item de tribus partibus unius sege (segheria), et unius Molendinij (mulino) ……….., iacentis in pertinentiis ville Romeni in loco ubi dicitur Anerago, ..” Non è noto dove fosse esattamente la località Anerago, in cui sorgevano la segheria ed il mulino in questione, ma si può affermare con certezza che si trovasse in prossimità dei torrenti che separavano la villa di Romeno dalle ville di Don ed Amblar. In altri cinque documenti datati dal 1387 al 1425 si parla di un mulino con annessa segheria ubicato in prossimità di Romeno in località Nogara. Da documenti successivi che riportano lo stesso nome è certo che detto mulino con segheria si trovasse alla confluenza del torrente Moscabio con il torrente Linor. Del solo mulino in questa località fra Romeno e Don è peraltro documentata l’esistenza già nel 1250: ….molendino iacente inter Romenum et villam de Auno (Don) apud flumen Rogayoli…. In un ulteriore documento del 1428 è citata una segheria di Amblar come scrive E. Leonardi nel libro “Sarnonico nella Storia”. Il Comune di Coredo, socio fondatore dell’Associazione, negli anni 1993 – 1994, con il contributo della Provincia Autonoma di Trento, ha provveduto a ristrutturare la vecchia segheria di Coredo unicamente per fini turistici e culturali. Nel sito www.ecomuseocoredo.it è illustrata la storia di questa segheria, nonché una pregevole descrizione del relativo funzionamento e dei cinematismi di azionamento.